Focus on... Il catechista d'oratorio

Dedichiamo il “Focus on” di questo tempo di Quaresima al catechista d’oratorio, che ha visto in questo ultimo anno uno tsunami portarsi via il suo modo di stare in mezzo ai ragazzi, di vivere i luoghi che nell’oratorio sono così importanti, di crescere nella comunità dei catechisti.

A lui e al consiglio d’oratorio vogliamo regalare la possibilità di un nuovo punto di vista, che aiuti a vivere questi tempi che mettono in crisi le nostre sicurezze, come opportunità per scoprire nuovi percorsi e nuovi luoghi per continuare a costruire relazioni significative. 

Introduzione 

Troppo spesso accanto alla parola Quaresima ha trovato posto, in un’accezione mortificante e negativa, il concetto di “rinuncia”, di “fare vuoto”, inteso come privazione di qualcosa. Quello su cui vogliamo proporvi di porre l’accento in questi quaranta giorni è la possibilità di fare vuoto per fare spazio. Fare meno per poter fare in abbondanza. 

Analizzando gli atteggiamenti che si sono verificati negli oratori di Roma - ma non solo - rispetto alla crisi pandemica, ci siamo resi conto che le risposte potevano essere contestualizzate in due poli: da una parte un atteggiamento di “negazione”, riassumibile nel concetto di «andrà tutto bene», «andrà tutto come prima», dall’altra un atteggiamento di sospensione, di disarmo, di spaesamento. Una sorta di tensione fra due fuochi quindi, che ci sembra che la crisi pandemica abbia “solo” svelato, ma che già covava sotto la brace da tempo prima. 

Abbiamo provato a tratteggiare un nuovo orizzonte, una prospettiva antifragile, che non ci ripeta «andrà tutto bene», quanto piuttosto «andrà tutto nuovo». È una dimensione che non vuole rispondere ai punti di rottura con dei progetti, che partono da un presente percepito per metterlo in movimento verso nuovi bisogni; ma con dei processi, che, spinti dalla crisi, attraversino le incrinature, con un movimento che va dal discernimento alla sperimentazione, e da quella sperimentazione vuole tornare a discernere, lasciandosi guidare dai sogni e non dai bisogni. 

In questo tempo di Quaresima vogliamo tornare a discernere. Come ha fatto Gesù quaranta giorni nel deserto. Un discernimento che sa che è sempre necessario che qualcosa vada perso e che Gesù non risorge solo dal sepolcro, ma nel sepolcro: un luogo di morte diventa il primo testimone del miracolo dei miracoli. Nel corpo risorto di Gesù le ferite non sono scomparse, ma anzi diventano prove da mostrare di una avvenuta Resurrezione. Una Resurrezione che non ha evitato la morte, ma l’ha attraversata. 

In italiano, la coniugazione del verbo discernere, non prevede tempi  composti. Questo fatto ci ha colpito molto perché è come se la forma corrispondesse alla sostanza: il discernimento non accetta il «si è sempre fatto così», le frasi fatte e le formule precostituite. Il verbo discernere ha solo i tempi semplici: perché il discernimento cura e ha a cuore l’essenziale

Il percorso che vi proponiamo si nutre nutrendo, si trasforma  

trasformando, cresce facendo crescere. Muove dall’interno di ciascun catechista, per aprirsi al noi, e non solo. Inizia oggi, ma continuerà anche nei prossimi mesi: noi lo abbiamo chiamato #cambialaria. Dove ci porterà?  Nuovi programmi pastorali? Nuove leadership? Nuove forme organizzative? Nuove cose essenziali? Non lo sappiamo e non lo vogliamo sapere! Quello che sappiamo, però, è che inizia così... 

Una prima ricerca che abbiamo fatto, quando abbiamo intrapreso il percorso di cambiamento e trasformazione che va sotto il nome di #cambialaria è stata proprio quella sulle parole, abbiamo provare a dare un nome a ciò che vogliamo che ci succeda: come raccontare #cambialaria? 

#favorire: non solo nel senso di “facilitare”. Avete presente quando a tavola si dice “vuoi favorire”, oppure si dice “voltarsi a favore di camera”? 

#riflessione: una riflessione che è un riflesso. Vogliamo che la nostra ricerca e elaborazione sia sempre frutto delle immagini che ci rimandiamo, che ci rispecchi. 

#ruolo: è una parola che viene dal latino “rotulus”, sta a simboleggiare il rotolo dove gli attori avevano scritto la propria parte. Ma attenzione a non confondere il ruolo con la maschera. Ruolo ha a che fare piuttosto con “costume”: quale abito è meglio indossare per abitare quel palco? Ecco, rifarsi il guardaroba ed essere insieme ad uno spettacolo che in scena.

#storia: l’idea è quella di attraversare la vita come forme narranti. Perché l’uomo è le sue storie. È la Storia che lo ha preceduto, è una storia lui stesso, ha un pezzo di storia che gli è stato consegnato di scrivere. Storia nel senso di kairos, di «tempo propizio», di presente che si chiama così perché è sempre un dono, del «tutto nel frammento», perché come dice Gesù al buon ladrone: «oggi»; l’oggi è già un tempo futuro. 

Ecco presto detta la nostra finalità: favorire, insieme, una riflessione sul ruolo dell’Oratorio nella storia. 

Vi proponiamo una tappa, una sosta, che passi dal livello personale per arrivare al livello comunitario, composta dai binari fondamentali di #cambialaria: lo studio, la Parola, il confronto.  Si tratta di una proposta articolata, che suggeriamo di sperimentare in un ritiro di Quaresima con la comunità dei catechisti dell’oratorio. 

Clicca qui per la proposta di Ritiro di Quaresima e scarica subito la Scheda biblica e il Test M12 Gallup.

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