Sentirsi amati in oratorio

La missione personale di un educatore

cambiamento; carisma; missione; oratorio; sentirsiamati
15 Marzo 2024
Simona Cascioli
Elena Ottaviano

1LA 4481 1Se ne è già parlato su questo blog: provare a dirci quale sia il carisma dell’oratorio è una condizione fondamentale per recuperare l’essenziale e rinnovare con discontinuità positive. L’oratorio carismatico - come lo abbiamo chiamato - lo abbiamo, nella nostra esperienza, riscoperto in primo luogo nel nostro essere amati, come ci ricorda Don Bosco: «La prima felicità per un ragazzo è sapersi amato».

E’ la consapevolezza del sapersi amato che rende felice,
e la felicità è la nostra prerogativa,
la nostra missione in oratorio. 

La nostra unicità ci rende importanti agli occhi di Dio, e questo ci da appunto la consapevolezza di essere voluti da Lui, quindi di “essere scelti”. 

“Tu non sei buono, sei brutto, non sei all’altezza, non conti nulla”, sono voci così forti e così insistenti che diventa facile credere loro con conseguente rifiuto di noi stessi. Il rifiuto di noi stessi porta ad una scarsa percezione dell’essere amati.
(Henri Nouwen)

Come poter quindi aiutare tutti i nostri ragazzi, ma anche gli animatori, gli educatori,
a riappropriarsi della dimensione dell’essere amati?

11987047_1197991666885026_712404865320327466_n.jpgÈ lì, salvata sulle note del telefono tra una password di cui ignoro la funzione e una lista della spesa:

la mia missione personale.

La rileggo spesso, prima di trovare il coraggio di alzarmi per andare a lavoro, nei momenti in cui non so bene cosa scegliere. La rileggo quando, ogni Domenica mattina, prendo la macchina e parto per una parrocchia che non è la mia ma dove un po' mi sento a casa.
Scriverla non è stato semplice, come racchiudere in poche righe il senso che si vuole dare al proprio agire? Un esercizio di sintesi e di presa di coscienza, l’espressione di un proposito inevitabile perchè scritto nell’anima.

Da dove partire? Dall' inizio.
Dall’imprinting di una fede bambina.

“Dio ti ama” mi diceva qualcuno.
E da bambina mi fidavo ciecamente di questa affermazione così radicata nelle testimonianze offerte dagli adulti.

Mi chiedevo tuttavia per quali meriti spettasse anche a me un pezzo di questo Amore: sicuramente piacevo a Dio perchè facevo il mio dovere, sempre pronta a dare un aiuto, diligente a scuola, attenta agli amici, presente in chiesa. Ad ognuna delle risposte che mi davo, sentivo che dentro di me si spegneva qualcosa fino ad arrivare a un punto di buio completo.

In quell’esatto momento ho incontrato l'oratorio, ci ripenso con leggerezza come al primo incontro con un amico di vecchia data. Avevo 17 anni e desideravo dare un contributo personale e volontario al mondo. Qualcuno che mi voleva bene se ne accorse e mi invitò ad iniziare il Corso Allievi Catechisti - un percorso di formazione ed avvio all’animazione in oratorio, tipico della tradizione del Centro Oratori Romani (COR). Se da un lato ricordo la paura di non essere all'altezza, dall'altro, in quell'esercizio concreto di accoglienza e cura, trovavo un senso, sentivo di essere nel posto giusto: un luogo dove fare il bene non era una merce di scambio ma la naturale prosecuzione di un circolo di dedizione, l’acqua che traboccava da un barile stracolmo.

Di questo Amore, a cui non sapevo ancora dare un nome, vedevo i segni: i sorrisi dei bambini, il senso di pienezza dopo una mattinata di oratorio, la vera gioia della festa.

Crescendo, il servizio in oratorio e nel COR hanno preso una fetta più ampia delle attività quotidiane e hanno mutato forma divenendo via via più complessi; di pari passo è aumentata la consapevolezza di tenere un grande tesoro tra le mani. Da qualche hanno sto vivendo un’esperienza, ormai in via di chiusura, da catechista missionaria nell’oratorio di San Giuseppe Moscati e contemporaneamente l’accompagnamento della rete di oratori della prefettura XX, ho il cuore sparpagliato tra due o più situazioni, in alcune di esse vivo il distacco del lasciar andare, in altre la trepidazione dell’ignoto, non nascondo che spesso negli ultimi mesi ho avuto la ricorrente sensazione di essere sopraffatta dall’abbondanza di emozioni che chiunque tenga davvero a qualcuno conosce molto bene. 

Un'ansia missionaria che a volte prende il sopravvento.
Questo periodo di disorientamento mi ha permesso
di tornare a contatto con la dimensione filiale di bisogno.
 

Sono grata a Dio e a chi ha messo al mio fianco perché nella ricerca di un nuovo equilibrio, di una nuova centratura, conoscevo già il luogo e il tempo esatti in cui avrei trovato ciò che cercavo.

1LA 4481 1Per riappropriarsi della dimensione dell’essere amati è necessario, da parte di noi adulti, aiutare i giovani educatori ad ascoltare quella voce dolce e gentile che chiama ciascuno di loro l’Amato, quella voce che elargisce continue benedizioni, cioè continue parole buone e giuste che riempiono il cuore, l’animo di amore. Attivare non tanto le orecchie ai lati della testa, quanto le orecchie del cuore che permettono di poter cogliere il dire-bene di Dio, attraverso la preghiera silenziosa: è nella preghiera appunto che riusciamo a fare esperienza dell’ascolto delle parole di benedizione che Dio ci dona e che ci danno un senso di sicurezza necessario per affrontare la vita quotidiana. 

Far vivere quindi sempre di più nei nostri Oratori, questa dimensione dell’ascolto della Parola di Dio, che diventa punto di partenza perché ognuno sia a sua volta “amplificatore” di benedizioni verso il prossimo. Si è tanto abituati ormai a non sentire più parole positive, di incitazione, di sostegno, che ci convinciamo che non sia più necessario neanche pronunciare parole che possano esaltare chi abbiamo di fronte, come se non sia più necessario far sentire l’altro importante.

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11987047_1197991666885026_712404865320327466_n.jpgQuel luogo, relazionale e spirituale, per me è stata la comunità dei catechisti e dei soci del COR. Quel tempo opportuno di grazia, Villaggio Oratorio Winter Edition, la due giorni a Gennaio in cui mi sono riscoperta fragile e capace di lasciarmi amare, testimone di benedizioni dette ad alta voce davanti a un bicchiere di vino con qualche lacrima di commozione e della misericordia di Dio letta nella Parola, vissuta pienamente nel sacramento della Riconciliazione e dell' Eucaristia. Amata in quel momento come ogni istante precedente della mia vita anche quando non me ne accorgevo e, rivelazione delle più liberanti, non certo per i miei meriti. 

1LA 4481 1Cercare, sedersi accanto, ascoltare, parlare, pregare, ma anche giocare, divertirsi uscire insieme, sono tutte azioni che caratterizzano l’Oratorio e che sono gli strumenti che permettono di vivere il sentirsi amati. Rimettiamoci, quindi “in moto” per amare l’altro, perché solo chi si sente amato, chi ha veramente sperimentato questa felicità, si rende conto di non poterla tenere per sé e può a sua volta sentire il bisogno di amare e far sentire amato il suo prossimo….coraggio!
E’ questo il nodo cruciale: in Oratorio il “ragazzo qualunque” potrà sperimentare l’accoglienza, potrà trovare il suo posto, imparerà per questo cosa significa “essere scelto” e non uno dei tanti, e cosa sia “l’essere benedetto” da Dio e dagli altri… Passi da salire uno dietro l’altro per giungere alla meta dove sperimenteranno il passaggio di mentalità che gli permetterà di uscire dal concetto di “essere amato” e giungere definitivamente al significato più profondo di “diventare l’amato”.

11987047_1197991666885026_712404865320327466_n.jpgQuesta è la mia missione personale,
frutto di un lungo momento di meditazione durante la due giorni...

«Voglio continuare a fare esperienza di figliolanza in Dio e nella Chiesa. Assumermi la responsabilità del potenziale generativo che mi è stato donato con costanza, fedeltà e cura. Scoprire lo stesso potenziale nell' altro e nel fanciullo. Entrare in relazione senza riserve, portare a compimento ogni anelito espressivo, attendere il compimento della promesse che Dio mi ha fatto»

 

Rileggerla mi riporta al punto zero, a quell' esperienza e a tutte le esperienze che nell' arco della vita di fede mi hanno detto questo: “Ricordati che sei amata da Dio”.
E da quello zero si riparte sempre.

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