Accompagnare gli adolescenti

Sentiamo il bisogno di prenderci cura delle fragilità che sono emerse ed i disagi, esistenziali, sociali e spirituali, che hanno colpito in particolar modo gli adolescenti. Il lockdown, e il suo costante spettro nella cornice di una quotidianità mutata, sono un’occasione importante, che va innanzitutto colta per sé stessi, riconoscendo uno spazio alla delusione e alla sfiducia che ci può attraversare di fronte all’annientamento di quanto già sperimentato e considerato efficace nella propria vita. Il cambiamento può essere però una strada di apertura alla creatività e al nuovo, un ritorno all’essenziale, nei gesti e nelle intenzioni.

Per comprendere la direzione, siamo partiti dalla raccolta di testimonianze raccolte “sul campo” da ragazzi stessi, psicologi, professori, catechisti, genitori. Le testimonianze convergono tutte sull’importanza della prima e fondamentale vocazione: “Esserci, davanti a sé stessi e all’altro.” Attore della dinamica è l’educatore, percepito come presenza fisica, come punto di riferimento e di ascolto, garante di uno spazio reale e spirituale dove venire accolti, in qualunque condizione ci si trovi. Nei nostri oratori, la creatività ha ispirato già molte soluzioni “di vicinanza”, nelle quali appare ricondotto alle sue potenzialità positive anche lo strumento tecnologico, generalmente sovrastimato e abusato. Innanzitutto dando agli adolescenti la possibilità di raccontare i propri vissuti e moltiplicando i canali comunicativi di tale condivisione. Accanto al linguaggio verbale, altri linguaggi, come quello visivo o musicale, aiutano a narrare e a rielaborare il caleidoscopio emotivo che i ragazzi sperimentano fuori e dentro di sé. È fondamentale infatti che gli adolescenti abbiano la possibilità di continuare a confrontarsi con i propri pari e con adulti credibili: l’isolamento dettato dalle norme rischia infatti di innescare reazioni di rabbia incontrollata, oppure alimentare forme di autoisolamento in cui le emozioni non possono essere elaborate, ma unicamente messe a tacere perché indicibili e spaventose da affrontare. Alle problematiche interiori, consuete dell’adolescenza, si aggiungono pertanto anche le criticità che la situazione esterna comporta. I ragazzi perciò si trovano divisi su un doppio fronte e questo può costituire un carico davvero eccessivo, che va riconosciuto come tale e per il quale non si deve aver timore di chiedere un sostegno esterno. Le note emanate dal cardinal Vicario, in ottemperanza alle disposizioni dell’ultimo DPCM, raccomandano grande responsabilità e prudenza nella gestione dei gruppi di giovani. L’educatore infatti ha il compito di salvaguardare la salute dei propri ragazzi e delle loro famiglie, elaborando proposte che si armonizzino con il Bene della comunità, nel senso più ampio del termine. Se le attività “in presenza” con scadenza periodica, quali gli incontri formativi settimanali, non possono più avvenire, rimane però lo spazio per degli “incontri occasionali”, con modalità che potranno essere stabilite di volta in volta, a seconda dei propri destinatari specifici e del tipo di attività proposta.

Dal punto di vista più pratico, abbiamo quindi elaborato diverse proposte, a più livelli, partendo da attività più “semplici” e di agevole elaborazione, per giungere ad altre più complesse, durevoli nel tempo e/o di maggior impegno e responsabilità per la loro realizzazione anche in presenza ed all’aperto.

Dunque, Esserci e Sapere cogliere l’occasione. La situazione presente è un’occasione unica per riscoprire ciò che sembrava banale e non lo è: nella mancanza si impara l’importanza del contatto con l’altro, anche semplicemente visivo; nel distanziamento, il tendere reciproco delle mani; nella negazione dell’abbraccio il suo calore; nel nascondimento del volto, la sorprendente bellezza della sua espressività. Il piccolo gruppo risponde bene alle necessità attuali, sia per ragioni sanitarie, sia per la qualità di ascolto e attenzione che l’educatore può dedicare a ciascuno. È la figura adulta che deve conoscere attentamente i propri ragazzi e la loro situazione, anche negli aspetti più concreti (problematiche familiari, possibilità economiche, difficoltà scolastiche) e si assume la responsabilità che gli incontri avvengano in totale sicurezza. Le regole esistono e l’adulto è colui che sa farsi garante del loro rispetto, ma sa anche incarnarle con sapienza e coraggio nella situazione contingente in cui esse si applicano. Il periodo che stiamo vivendo non è un “tempo per aspettare”, non per “aspettarsi qualcosa” dall’esterno, ma un richiamo ad attendere, cioè a tendere verso un obiettivo, con speranza e creatività, insieme.
Gli oratori hanno una grande occasione: essere un baluardo - forse l’unico - di questa attesa vivace, di questa speranza, che scommette ancora sull’umano e sull’eterno.

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