“Sinite Parvulos venire ad me”
Un anno da Testimoni in Oratorio
Programma pastorale anno sociale 2007 – 2008
IL CONTESTO NEL QUALE OPERIAMO: UN CONTESTO FAVOREVOLE, NONOSTANTE LE DIFFICOLTÀ
La nostra Associazione è nata come opera di fedeli laici che “promuove un servizio di accoglienza per i fanciulli, gli adolescenti e i giovani, finalizzato alla formazione umana e cristiana, nelle parrocchie e nelle realtà pastorali Diocesane, con preferenza per zone povere, zone di benessere a rischio e nella periferia cittadina, in ordine alla crescita di una personalità adulta nella fede è nella coscienza civica”; inoltre da sempre intende “collaborare, in comunione con il Vescovo, con i centri pastorali della diocesi e con il presbiterio parrocchiale, nell'opera di formazione e di qualificazione dei catechisti animatori della pastorale oratoriana” (art. 2 dello Statuto del COR).
Proprio con la Diocesi di Roma, il COR condivide le difficoltà dell’apostolato volto all’educazione dei giovani alla fede, difficoltà mirabilmente enunciate dal Santo Padre Benedetto XVI nel suo discorso di introduzione al Convegno Diocesano di Roma di quest’anno:
“L’esperienza quotidiana ci dice – e lo sappiamo tutti - che educare alla fede proprio oggi non è un’impresa facile. Oggi, in realtà, ogni opera di educazione sembra diventare sempre più ardua e precaria. Si parla perciò di una grande “emergenza educativa”, della crescente difficoltà che s’incontra nel trasmettere alle nuove generazioni i valori-base dell’esistenza e di un retto comportamento, difficoltà che coinvolge sia la scuola sia la famiglia e si può dire ogni altro organismo che si prefigga scopi educativi”
(Discorso di apertura del Convegno Diocesano Romano -2007).
Ed insieme alla intera comunità dei credenti, il COR vuole fare la sua insostituibile parte nell’attuare l’invito del nostro Vescovo ad “Educare alla fede, alla sequela, alla testimonianza” annunciando ai bambini, ai ragazzi ed ai giovani che “Gesù è il Signore”.
“L’intera comunità cristiana, nelle sue molteplici articolazioni e componenti, è chiamata in causa dal grande compito di condurre le nuove generazioni all’incontro con Cristo: su questo terreno, pertanto, deve esprimersi e manifestarsi con particolare evidenza la nostra comunione con il Signore e tra noi, la nostra disponibilità e prontezza a lavorare insieme, a “fare rete”, a realizzare con animo aperto e sincero ogni utile sinergia”. (Ib)
Il nostro mandato, dunque, l’invito del nostro Vescovo, le incessanti richieste di catechisti missionari da parte dei parroci e la semplice quotidianità ci sfidano a ripensare globalmente e profondamente il senso del nostro progetto di educazione alla fede in Gesù dei nostri fanciulli, in un crescendo fatto di ricerca, incontro, sequela e testimonianza, attento ai mutamenti sociali e culturali in atto. Ma altresì tutto questo ci mostra quanto sia urgente ritrovare il coraggio di riaffermare la valenza dell’atto educativo della pastorale oratoriana, che cerca di tenere insieme, in una continuità dinamica e creativa, fede, cultura e vita.
Queste sfide interpellano radicalmente la fede della comunità ecclesiale e, nel nostro caso, della nostra comunità di catechisti, chiamati ad esprimere in prima persona quel sensus fidei in chiave essenzialmente educativa, ricordandoci che la missione del nostro progetto oratoriana non si limita solo a creare luoghi di “bella e sana socializzazione” fuori dal mondo, ma mira ad una evangelizzazione che riverberi anche al di fuori delle mura parrocchiali, contestualizzando l’annuncio in rapporto alla storia e all’ambiente di vita di ogni persona. Un’evangelizzazione – ci ricorda il Santo Padre - che coinvolge ogni persona che trova in Gesù il proprio modello di vita… anche i nostri ragazzi!
La testimonianza attiva da rendere a Cristo non riguarda dunque soltanto i sacerdoti, le religiose, i laici che hanno nelle nostre comunità compiti di formatori, ma gli stessi ragazzi e giovani e tutti coloro che vengono educati alla fede. La consapevolezza di essere chiamati a diventare testimoni di Cristo non è pertanto qualcosa che si aggiunge dopo, una conseguenza in qualche modo esterna alla formazione cristiana, come purtroppo spesso si è pensato e anche oggi si continua a pensare, ma al contrario è una dimensione intrinseca ed essenziale dell’educazione alla fede e alla sequela.
… Un’evangelizzazione che chiama in causa tutta la persona:
Il testimone di Cristo non trasmette semplicemente informazioni, ma è coinvolto personalmente con la verità che propone e attraverso la coerenza della propria vita diventa attendibile punto di riferimento. Egli non rimanda però a se stesso, ma a Qualcuno che è infinitamente più grande di lui, di cui si è fidato ed ha sperimentato l’affidabile bontà. L’autentico educatore cristiano è dunque un testimone che trova il proprio modello in Gesù Cristo, il testimone del Padre che non diceva nulla da se stesso, ma parlava così come il Padre gli aveva insegnato (cfr Gv 8,28). Questo rapporto con Cristo e con il Padre è per ciascuno di noi, cari fratelli e sorelle, la condizione fondamentale per essere efficaci educatori alla fede.
Alla luce di queste riflessioni, quanto si rivelano attuali le intuizioni pastorali di Canepa e di tutti i catechisti del COR che ne hanno continuato l’opera. Quanto attuale la sua lotta contro la scristianizzazione del mondo partendo dall’evangelizzazione dei bambini, soprattutto dei più poveri; quanto attuale il suo progetto di educazione alla fede che fa dei giovani dei protagonisti attivi, dei testimoni dignitosi, al servizio della Chiesa di Roma. E quanto precursore dei tempi è il suo progetto di Oratorio aperto a tutti, un Oratorio affidato a Maria e che mette al centro della propria attività l’incontro dei fanciulli con Gesù attraverso la liturgia, l’incontro con la Parola, la vita comunitaria e le attività pratiche che spesso diventano diaconia, cioè quelle quattro esperienze fondanti della vita di fede così mirabilmente sintetizzate dall’evangelista Luca nella narrazione dell’episodio di Emmaus.
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