La Stella
Maria l’aspettava. Una sera di maggio, passeggiando per il Tritone, il nostro emancipato, immagine di tanti altri di tutti i tempi, era entrato, per curiosità e non certo per devozione, nella chiesa di S. Maria d’Itria. Si sarebbe divertito un poco ascoltando il fervorino mariano di qualche predicatore. Ne uscì sconvolto. Canepa non era un romantico. Il fatto è che in poche la "Stella Maris" lo tirò fuori dalle schiume che lo portavano alla deriva.gli mise la testa a posto facendolo rientrare nell’alveo dell’ortodossia per non uscirne mai più.
Da quella sera Maria era diventata la sola stella della sua vita. La sua fiducia in quella Madre così premurosa e potente –diventerà con gli anni sempre più profonda, riconoscente ed affettuosa. A Lei affiderà la purezza del suo cuore e della sua mente. Essa sarà la costante ispiratrice di tutti i suoi sforzi. La ripresa religiosa di Arnaldo Canepa fu pronta e completa. Si mise a disposizione del parroco di S. Maria degli Angeli sua parrocchia. Nel tempo libero si occupò delle opere parrocchiali. Vi fondò un riparto scout. La sera però andava volentieri alla funzione di S. Maria della Vittoria. Quante volte, al mio ritorno dalla periferia, l’ho sorpreso lì, vicino alla cappella di s. Teresa di Lisieux, che recitava in ginocchio il Rosario, con lo sguardo rivolto verso il Tabernacolo , umile e devoto. Potessero tutti i giovani sacerdoti avere la grazia di conservare nel loro cuore una immagine di tranquilla fede ed umile come quella che allora offriva al mio sguardo quel santo laico!
Maria e gli oratori
Varie correnti hanno, come rivoli, formato quell’Opera che da 25 anni si chiama C.O.R. (Centro Oratori Romani). Il comm. Canepa ne fu il principale artefice , il Padre e primo Presidente, ma egli ripeteva volentieri ai suoi collaboratori che l’Opera di Maria: "è Lei la nostra fondatrice e protettrice!".
La proclamerà non solo Patrona ma assoluta padrona dell’Opera cui consacrerà la sua vita.
E’ Lei che è e che deve essere la nostra Signora: "Domina nostra!". Questa venerazione, questo amore così sentito a Maria Santissima, l’unico lirismo della sua vita, quella incontrollabile fiducia quella potenza della madre di Dio, nella sua materna costante protezione che desiderava fosse e rimanesse il sacro lievito di tutta l’impresa, è forse il retaggio più prezioso che ha lasciato ai suoi amici, sacerdoti e laici.