FONDATORE - Cosa racconta di Lui . . .

. . . Un Apostolo laico

E’ vanto di Roma poter esprimere dal suo seno laici esemplari, apostolici, umili, generosi e schivi di ogni onore, sinceramente emancipati in Cristo. Tale è stato ai giorni nostri Arnaldo Canepa, Padre e Presidente del Cento Oratori Romani, morto il 2 novembre 1966 nella clinica romana della Madonna della fiducia dove aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita.

Quaranta anni e più della sua esistenza questo santo laico dedicò alla fondazione e direzione di Oratori per ragazzi. Per loro aveva rinunziato alle sue attività professionali: dirigeva con i fratelli un impresa agricola e gestiva con loro un ristorante di ottima reputazione. Per i ragazzi si privò gradualmente di tutto il suo avere e, infine si ridusse a vivere da povero. In una stanza, dapprima ospite di una parrocchia, quindi nella clinica dove morì. Ai fanciulli, ai ragazzi, alle loro anime, pensava giorno e notte. Spesso, in lunghi colloqui con Gesù sacramentato e con Maria, raccomandava tutti, direttori, catechisti, ragazzi all’amore previdente dell’Altissimo.

Il comm. Canepa era uomo di genuina, profonda ed ardente pietà. Essa fu per lui la fresca sorgente sempre zampillante cui si dissetava. Essa lo rasserenava nei momenti difficili e penosi, ed erano molti e vari. Essa gli assicurava quel costante , sorridente equilibrio che tanti ammiravano ed invidiavano.

Non era sempre stato uomo di grande fervore religioso.

Nato a Roma nel 1882 era cresciuto in un epoca che avrebbe in seguito, spesso chiamata "stupida" perché improntata ad un anticlericalismo inetto, sovente triviale , sempre meschino, che intossicava una gran parte della borghesia italiana. Nell’ambiente sano e laborioso familiare aveva certamente ricevuto una iniziazione religiosa, sia pur rudimentale. Il Collegio di Spoleto, di cui fu alunno interno, non sembrava avesse sviluppato senso religioso né civico. Aveva comunque imparato a dire regolarmente la preghiera del mattino. Fu la sua salvezza. Non lo dimenticò mai. Ricordava volentieri ai suoi amici che "se i bambini non avessero imparato all’Oratorio altro che imparare la preghiera del mattino ogni giorno, si sarebbe raggiunto un buon risultato". Terminato il periodo del Collegio, cesso presto per lui, come per molti, l’abitudine di ogni pratica religiosa. Seguiva la corrente che. pare, volentieri. Non aveva tenerezza alcuna per la Chiesa né per i "preti". Anzi risulta che ebbe contatti con la massoneria.

Cozzò però contro una misteriosa potenza, paziente delicata, ma inflessibile: la Madonna.





Don Desiderio Nobels