Cari catechisti . . .

. . .ci rimane da considerare la paga e cioè il compenso che viene corrisposto al catechista per il suo lavoro. Abbiamo già detto e ripetuto che il catechista non riceve nessun compenso materiale e neppure si può dire che il compenso del catechista sia il Paradiso; perché per andare in Paradiso non c'è bisogno di essere catechisti, ma basta essere buoni cristiani.
Ed allora il catechista dovrà lavorare senza ricevere nessun compenso? No certamente: il catechista ha il suo compenso ed è un compenso ancor più grande. «Che ci può essere – dirà qualcuno – che sia più grande e più bello del Paradiso? Niente! Niente ci può essere di più grande e più bello del Paradiso», e perciò per fare intendere in che cosa consista il compenso del catechista occorre dare qualche spiegazione. «Paradiso» è un termine generico che indica il luogo dell'eterna felicità: in Paradiso infatti tutti saremo felici, ma non tutti lo saremo nella stessa misura. Altra è, ad esempio, in Paradiso, la gloria di Maria; altra è quella dei grandi angeli e dei grandi santi ;
altra è quella che viene assegnata a coloro che saranno stati accolti in Paradiso per la semplice osservanza dei doveri più comuni del cristiano. «In Paradiso, ha detto Gesù, ci sarà chi avrà venti, chi avrà sessanta e chi cento». E più chiaramente lo ha detto nella parabola dei talenti. (Lc.19,12-25) Il senso della parabola è chiaro: il nobile Signore raffigura il buon Dio, il quale ad ognuno di noi ad momento della nascita concede un complesso di grazie e di doni naturali che dobbiamo far fruttare; il premio che ci darà alla fine sarà
Ebbene, il catechista che adempie con zelo il proprio dovere è da paragonare a quel servitore che ha ben impiegato i doni e le grazie ricevuti da Dio, ed avrà perciò diritto ad una ricompensa più grande degli altri.
La speciale ricompensa del catechista ce l'ha fatta conoscere Gesù stesso nella risposta che dette ai suoi apostoli. Un giorno Simone chiese apertamente: «Maestro, gli disse, noi, per seguire te, abbiamo lasciato il nostro paese, la nostra casa, la nostra famiglia, i nostri interessi e tutto quello che avevamo ; e tu che cosa ci darai in compenso?». Era una domanda indelicata che metteva in luce il loro fondo interessato e Gesù avrebbe potuto offendersi e rispondere sdegnosamente. Rispose invece con tutta benevolenza: «Vi dico in verità, gli rispose, che nel giorno del Giudizio, il Figlio dell'Uomo siederà sul suo trono di gloria, e voi che lo avete seguito siederete al suo fianco su dodici troni». «E chiunque, aggiunse ancora, avrà rinunciato a qualche cosa o fatto qualche sacrificio per amore mio, riceverà cento volte tanto anche in questa vita». Le promesse di Gesù valgono anche per noi: il che vuol dire che per ogni minuto che avremo fatto per l'adempimento del nostro apostolato, noi riceveremo cento volte tanto in questa vita, e poi nell'altra vita, siederemo su un trono e saremo tenuti come re. Non dunque le monete false ed illusorie che dà il mondo ai suoi seguaci, ma una paga di un pregio infinito ed in tutto degna della grandezza e della bontà di Dio. E si può perciò concludere che divenire catechisti è sotto tutti gli aspetti cosa bella, degna ed oltremodo conveniente.